One More Column
Since July 2010 OneMoreTune.ie has been runnning a column about the Dublin music scene on Italian music magazine Rumore.
Every month we focus on an aspect (and a few bands) of Dublin’s scene.
Here are our articles and topics:
2010
July-August - Overview of the Dublin music scene
September - The electro-pop scene
October - Garageland, The Ruby Sessions, the Ballroom of Romance
November - Music industry events: The Music Show, Hard Working Class Heroes
December - Our favourite Irish records of 2010
2011
January - New Year’s Eve concerts in town
February - The best venues in town: Whelan’s, Vicar St, The Olympia Theatre
March - Phantom 105.2
April - Alternative locations for music
May - Phil Lynott death’s 25th anniversary
June - Summer Festivals 2011
July-August - How the Irish music scene is promoted in Ireland and abroad (FMC, HWCH)
September - Road Records’ legacy
Dublino #1 (Luglio-Agosto 2010)
Rossella Bottone & Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Parte a un passo dall’estate, questa nuova corrispondenza da Dublino. Tanto qui l’estate non esiste, i locali non hanno quindi motivo di chiudere, e la musica non si ferma, anzi, esplode in un paio di festival tra i migliori d’Europa (pioggia permettendo).
La scena musicale dublinese, dunque: come ci appare a vederla da qui? Frammentata, ci rispondeva il godfather Glen Hansard in un’intervista per il nostro sito www.onemoretune.ie, ed è vero. Ma ci sembra soprattutto vasta.
Dublino è una prolifica comunità artistica popolata da personaggi di varia estrazione che la rendono interessante, viva e molto più complessa di quello che rappresentano i pochi fortunati arrivati al grande successo internazionale (vedi gli U2, e in scala ridotta The Script e Damien Rice).
In questo centro di mezzo milione di abitanti, non sembra un’esagerazione affermare che tutti suonano, tant’è che le showcase annuale in cui l’industria discografica locale va a pescare i suoi nuovi talenti (l’Hard Working Class Heroes) ospita ad ogni edizione un centinaio di band, quasi tutte di stanza nella capitale.
La musica viene presa sul serio, qui. Ci sono organizzazioni finanziate dall’Irish Arts Council appositamente per fare crescere le band irlandesi, farle entrare in contatto con gli interlocutori giusti e portare le migliori a suonare nei più importanti showcase festival mondiali (SXSW, Popkomm, Midem, etc.). Per dirne un’altra, ogni anno la rivista HotPress pubblica lo Year Book, 300 pagine con tutti i contatti dell’industria musicale irlandese. Insomma, se Dublino può vantare questa vivacità e diversità artistica non è solo merito della Guinness e dell’innata vena poetica di questo popolo.
Tentiamo una classificazione del panorama attuale. Ci sono le rock-band storiche venerate in patria ma che non hanno mai davvero sfondato altrove (The Frames, Bell X1, Redneck Manifesto), le giovani promesse già pluripremiate (Fight Light Apes su tutti), i fedeli del songwriting folk (Mark Geary, Damien Dempsey, Mundy, Paddy Casey) e i nuovi cantautori secolarizzati (James Vincent McMorrow, Villagers, Adrian Crowley, Fionn Regan). C’è a chi piace il soul (Republic of Loose, Laura Izibor, Imelda May), chi preferisce smanettare con l’elettronica (Jape, Le Galaxie, 8Ball), c’è un’affollata scuderia di band ventenni votate all’indie-rock britannico e c’è una dignitosissima femminile rappresentanza del pop d’autore (Wallis Bird, Lisa Hannigan, Vyvienne Long, Cathy Davey, Valerie Francis, Gemma Hayes).
Di questo vi racconteremo nei prossimi mesi.
Dublino #2 (Settembre 2010)
Luisella Mazza & Rossella Bottone
www.onemoretune.ie
“Ho detto ‘fanculo a chi balla tutta la notte’/invece poi e’ andata proprio così”. O almeno questo racconta Jape sulle note di Floating. Probabilmente andrebbe così anche a voi. Tocca ammetterlo, a prima vista Jape lascia perplessi. Di sicuro non ha l’aria di uno che ti fa ballare tutta la notte. Per ricredersi però basta che parta l’intro di Floating, il pezzo più noto della band, che Richie Egan alias Jape, un piccoletto dal look un po’ anni settanta, improvvisamente diventa capace di incantare la folla e trascinarla sull’onda elettro-rock più alta degli ultimi anni in Irlanda.
Di quest’onda potente si sono accorti in tanti: la giuria dello stilosissimo Choice Music Prize assegna all’album Ritual il premio per miglior album nel 2009, la band raccoglie consensi anche a Glastonbury, e poco dopo i Flaming Lips ospitano Jape come supporto al Belsonic Festival. Ma i segnali del successo c’erano già: nel 2006 Brendan Benson (The Raconteurs) ascolta Floating, scrive un elogio di Jape sul Guardian e fa una cover di Floating, così come fa il duo Soulwax in uno dei loro DJ set. I
l successo di Ritual fa luce a una scena variegata di sperimentazione elettronica, di cui Richie è il più noto ambasciatore, con un presente da Jape ma anche bassista dei Red Neck Manifesto, l’esperimento acustico diventato band di culto di più generazioni di irlandesi. Ma ci sono anche le promesse che dovevano diventare grandi…e invece? Gli 8Ball, dopo gli osanna della stampa e del dancefloor ci hanno fatto sperare in un seguito felice a With all your friends, e sono apparentemente spariti nel 2010.
Una scena di meteore? Forse, ma qualcuno intanto ci prova. Prendete i Super Extra Bonus Party. Dopo una partenza col botto (premiata, ancora una volta, dal Choice nel 2007), si sono reinventati in una strana ma efficace combinazione tra elettro e indie folk, ospiti d’onore le Heathers per il singolo Comets, l’ultimo dell’album Night Horses. Nel frattempo David Turpin e Peter Kelleher convincono i fan dell’elettronica più sofisticata, e David Kitt non delude chi lo segue dai tempi di Not fade away (quelli di Rough Trade ci avevano visto giusto). Con Nightsaver, album numero sei, Kitt conta quasi dieci anni sulla scena dublinese, un passato quasi folk, un presente da compositore e produttore di se stesso, brividi di chitarre elettriche e tastiere.
Ma questa è una piccola città, ed ecco che Kitt – sorpresa? forse no - è anche buon amico di Jape e co-produttore di Floating. Benvenuti a Dublino.
Dublino #3 (Ottobre 2010)
Rossella Bottone & Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Tempo di anniversari questo mese a Dublino. Si festeggiano i 10 anni (e i circa 3000 concerti) di Garageland, la serata dalla quale passano praticamente tutte le band emergenti irlandesi. La qualità non sarà sempre alta, ma ormai le loro serate sono un’istituzione: la gavetta di una band (specialmente se rock) deve passare da lì. Convenzionati con studi di registrazione, stampa specializzata e radio, questi tipi di Garageland hanno così a cuore le giovani promesse che hanno addirittura lanciato anche l’Irish Youth Music Awards, per i ragazzini dai 10 ai 16 anni. Il loro decennale si celebra sui palchi di Whelans, Village e Sugar Club per due sere consecutive. Happy birthday.
Ne compiono 11 invece le Ruby Sessions. Ogni martedì al Doyles (forse l’unico pub di Dublino in cui realmente la gente smette di parlare quando qualcuno imbraccia una chitarra) per appena 6 euro c’è una serata acustica per un pubblico di massimo 70 fortunati. Damien Rice, Lisa Hannigan, gli Snow Patrol, i Frames, i Bell X1, sono tutti passati di qua e continuano ancora a suonarci, a sorpresa, di tanto in tanto. Nei loro anniversari le Ruby Sessions ospitano sempre duetti inediti. Chissà quest’anno a chi toccherà.
Meno felice è il caso della Ballroom of Romance, appuntamento mensile che dopo aver appena compiuto otto anni chiude i battenti. Lanciata e gestita da Allen Blighe, anche leader degli ottimi The Spook of the Thirteenth Lock (la deriva gothic/noise dell’Irish folk trad), la Ballroom era “la” serata underground di Dublino. Un cult, e senza dubbio l’appuntamento più azzeccato per un lettore di Rumore. Grazie ad Allen sono passati da Dublino esponenti di varie nicchie, dall’hip hop meno ortodosso (i Dälek della Ipecac) all’elettronica minimale (i danesi Agata&Me), dalle visioni del Thomas Truax delle colonne sonore per David Lynch alle molteplici riletture dello spirito post-hardcore dei Fugazi (i francesi Papier Tigre e i LITE, direttamente da Tokyo). Quattro band per volta, internazionali e irlandesi, l’ultimo week-end del mese. Una formula vitale per la sopravvivenza di questa scena, come ha spiegato bene Allen nell’intervista rilasciata a OneMoreTune.ie l’anno scorso.
Tra la miriade di serate, open-mic ed eventi di varia rilevanza, sono Garageland, Ruby Sessions e Ballroom of Romance i pilastri che hanno tenuto in vita la scena musicale dublinese nell’ultimo decennio, ciascuno essenziale a suo modo. Forse la Ballroom più degli altri. La sua chiusura verrà sugellata a breve con le due notti della Ballroom #100. Ci mancherà.
Dublino #4 (Novembre 2010)
Luisella Mazza & Rossella Bottone
www.onemoretune.ie
Se pensate che per godersi giorni e notti di musica dal vivo bisogna aspettare l’estate con i suoi festival, cambierete idea passando l’autunno a Dublino. A ottobre c’è posto per tutti: i grandi nomi sono passati per il maggiore evento dell’industria musicale irlandese, l’Hot Press Music Show, le promesse hanno dato spettacolo nelle tre giornate del festival Hard Working Class Heroes. Due modi diversi di raccontare cosa succede nella scena musicale irlandese di oggi, con un comune denominatore: spazio alla musica live e al confronto.
Così i visitatori del Music Show hanno potuto godersi performance che spaziavano dal quartetto elettronico dei CODES, all’indie-folk di Cathy Davey e al punk dei Fight Like Apes, mentre al piano di sopra si discuteva di crisi e sfide (musicali e non) con Bob Geldof.
Arrivato alla terza edizione, il Music Show continua a crescere in popolarità e ad aumentare il calibro dei suoi protagonisti (Nick Seymour, leggendario bassista dei Crowded House, presenziò lo scorso anno in veste di produttore – sorprendendoci con la sua disponibilità nell’intervista con OneMoreTune.ie).
Appena una settimana dopo Dublino viene presa d’assalto dalla maratona di tre giorni dell’Hard Working Class Heroes Festival. Nonostante le serie incertezze finanziarie dello sponsor governativo - l’Arts Council - la squadra dell’agenzia First Music Contact è riuscita a mettere ancora una volta in scena cento band in sette diversi locali, una mostra fotografica, numerosi dibattiti ed occasioni di incontro con i maggiori rappresentanti dell’industria musicale, il tutto a prezzi decisamente accessibili.
In questa massa di nomi e concerti tuttavia ha senso chiedersi di quanti continueremo a sentir parlare. In realtà la selezione dell’HWCH negli anni si è dimostrata davvero lungimirante, dando spazio a molti nomi che si sarebbero rivelati di successo negli anni a venire.
Facciamo qualche esempio: i futuri selezionati al Choice Music Prize Valerie Francis e Super Extra Bonus Party sono passati di qui in tempi non sospetti, così come i già citati Fight Like Apes.
Chi tenere d’occhio quest’anno? Difficile scegliere, ma senza dubbio i Le Galaxie stanno mantenendo le promesse di oltre due anni di performance tra club e festival.
Per goderseli consigliamo di dimenticarsi del dibattito questo-è-rock-o-elettro-o-dance-? e lasciarsi andare sulle note di Transworld, il secondo LP che lascia sperare in un ottimo primo album - titolo provvisorio Blood Beach – in uscita a febbraio 2011.
Dublino #5 (Dicembre 2010)
Rossella Bottone e Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Dicembre, tempo di bilanci. Un altro anno passato in balia della discografia irlandese volge al termine, e non ci si può lamentare. Tra esordi, conferme e ritorni le produzioni locali di questo 2010 ci hanno deliziato in vario modo fornendoci pregevoli esempi di cantautorato (James Vincent McMorrow con “Early In the Morning” (Burning Rope), Villagers con “Becoming A Jackal” (Domino), Cathy Davey con “The Nameless” (Hammer Toe)), indie pop (The Divine Comedy con “Bang Goes The Knighthood” (Divine Comedy Records), Delorentos “You Can Make Sound” (De’lo Records), New Amusement “My captain” (Any Other City Records)), rock strumentale (The Redneck Manifesto con “Friendship” (Richter Collective)), funk rock (Republic of Loose con “Bounce of the Devil” (Loaded Dice)), e varie forme di vita musicale difficili da inquadrare in modo canonico.
Troppi dischi per parlarne in questa sede, bisognerà sfoltire in modo più o meno meritocratico, lasciando da parte quelli di cui la stampa internazionale ha già decantato le lodi e segnalando giusto un paio di nomi meno noti in Italia.
Uno dei ritorni più apprezzati del 2010 è stato senza dubbio quello dei Fight Like Apes. L’aggettivo che viene per primo alla mente quando si pensa a questo quartetto dublinese è “sguaiati”. La cosa interessante, però, è che i Fight Like Apes sono riusciti a fare del loro cattivo gusto un segno distintivo di indiscutibile fascino che in qualche modo catalizza il pubblico (noi comprese).
Stiamo parlando di una band che un anno prima di avere un disco nei negozi era già in grado di riempire locali da 300 persone, e che successivamente si è portata in tour un ring da wresting per suonarci dentro. Il nuovo “The Body of Christ and the Legs of Tina Turner” potrebbe rappresentare la consacrazione fuori porta, e il loro power pop malato a base di synth e basso distorto se la meriterebbe tutta.
Puntuale è arrivato anche l’atteso secondo disco degli Adebisi Shank, trio rock strumentale che al suo esordio nel 2008 fece gridare al miracolo più di una rivista di settore, anche in Inghilterra (vedi NME e Rock Sound). C’è chi li definisce math rock ma a noi questi tre ragazzi di Wexford sembrano più una dignitosissima sintesi di At the Drive-In e …And So I Watch You From Afar.
Il disco che hanno appena sfornato reca il didascalico titolo “This is the Second Album of a Band Called Adebisi Shank”. A parte questo, tanto di cappello.
Dublino #6 (Gennaio 2011)
Luisella Mazza & Rossella Bottone
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Vogliamo credere che sia vero che chi ascolta buona musica a capodanno lo fa tutto l’anno, perchè la notte del 31 dicembre a Dublino senza dubbio è di buon auspicio. Qui non si festeggia con palchi gremiti di fenomeni da talent show, ma con alcuni tra i migliori musicisti irlandesi.
Uno degli appuntamenti di maggiore successo è stato per anni quello con i Frames, che per l’occasione aprivano il primo giorno dell’anno con una performance lunga una notte. Pensavamo che un evento del genere fosse ormai tradizione consolidata quando abbiamo scoperto che il concerto non si sarebbe svolto nè a capodanno 2009 nè nel 2010. A venire in soccorso degli amanti della buona musica per fortuna c’è stato lo storico Vicar Street, uno dei locali da grandi numeri per la musica live, che ha dato il benvenuto al 2011 con una selezione di artisti talmente valida da soddisfare anche gli amanti della scena irlandese più esigenti.
Non capita spesso di vedere sullo stesso palco in una sola notte nomi come Lisa Hannigan e Cathy Davey, che insieme a Jape riassumono alcuni tra i maggiori successi di critica e pubblico della scena irlandese degli ultimi anni.
La scaletta include anche volti meno noti come gli Ambience Affair - già ospiti di OneMoreTune.ie nel 2009 – recenti vincitori nelle categorie “video dell’anno” e “migliore script originale” agli Irish Music Television Awards, e i Túcan, presenti a rappresentare la musica strumentale irlandese contemporanea.
Ma Vicar Street non è l’unico locale dove poter iniziare l’anno all’insegna della buona musica.
A offrire un’atmosfera decisamente diversa c’era un altro storico ritrovo, il Whelan’s.
Qui si sono alternati sul palco il post-rock dei nord-irlandesi And So I Watch You From Afar, reduci da di un tour che include lo sbarco negli Stati Uniti e il supporto ai Them Crooked Vultures, e l’hardcore dei Jogging. Non è una sorpresa che entrambe le band siano prodotte da un’etichetta che è sempre più una certezza nella produzione rock, electro e noise, la Richter Collective.
Con il coraggio di scommettere su una scena tradizionalmente meno commerciale, ma non per questo meno amata, Richter Collective è dietro gli esperimenti rock strumentali che ci sono piaciuti di più nel 2010, a partire da Friendship, l’ultimo album degli storici Red Neck Manifesto, fino agli Adebisi Shank e all’esordio dei BATS.
Se la linea editoriale del 2011 sarà all’altezza degli anni precedenti, scommettere su nuovi successi della Richter Collective è quasi troppo facile.
Dublino #7 (Febbraio 2011)
Rossella Bottone & Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Negli ultimi mesi abbiamo ampiamente scritto delle band che fanno della scena musicale dublinese una realtà eccezionalmente interessante. Stavolta delineeremo un quadro dei locali più rappresentativi di questo fermento.
Partiamo da un’istituzioni per la musica dal vivo a Dublino, il Whelan’s. Questo è un pub che da vent’anni ha una programmazione talmente illuminata da riuscire a presentare le migliori band internazionali giusto un attimo prima che raggiungano il successo conclamato, e i nuovi artisti locali solo quando sono pronti al salto di qualità.
Come raccontava Glen Hansard in un’intervista a OneMoreTune.ie, il Whelan’s fu fondamentale per il consolidarsi della scena negli anni ’90, quando i Frames, Mic Christopher, Damien Dempsey e altri cantautori l’avevano scelto per le loro jam session estemporanee. Da un paio d’anni il locale ha aperto una sala da 100 posti, il Whelan’s Upstairs, che quasi tutte le sere offre un concerto in contemporanea con la sala principale e un “late show” dopo la mezzanotte, spesso a ingresso gratuito.
Un altro posto molto amato in città è il Vicar St, una venue da 1500 persone che per qualche motivo riesce sempre a dare un prezioso senso di intimità ai set che vi si svolgono. Amatissimo dai Frames (ci filmarono due concerti nel 2007 per un DVD poi mai pubblicato) e da artisti come Bob Dylan e Neil Young che lo scelsero per degli eccezionali concerti a pubblico ridotto, il Vicar St è non a caso il locale che ospita i Choice Music Prize, il premio della critica al disco irlandese dell’anno. Il locale è arredato con strumenti musicali d’epoca e addirittura dei quadri ad opera di Bono.
Altro baluardo è l’Olympia Theatre, il più antico teatro d’Irlanda (1879), noto per la sua acustica incredibilmente pulita e godibile. È dove i R.E.M. registrarono il doppio CD+DVD Live at the Olympia.
Tradizionali come il Cobblestone, dal gusto indie come il Crawdaddy e l’Academy, appena nati come il Grand Social e il Workman’s Club, retrò come lo Sugar Club o più modaioli come il Tripod, il Twisted Pepper e il Button Factory, minuscoli come l’Anseo o imponenti come l’O2: recensire tutti i locali significativi di Dublino in duemila battute è impossibile, essendo questa una città ad altissima densità di musica dal vivo e di relativi spazi ad essa deputati.
Scopriteli in prima persona, se capitate da queste parti. Non rimarrete delusi.
Dublino #8 (Marzo 2011)
Luisella Mazza & Rossella Bottone
www.onemoretune.ie
“Il singolo” - diceva James Vincent McMorrow nell’intervista con OneMoreTune.ie , parlando di This Old Dark Machine - “non è qualcosa che farei, ma sai, devi dare qualcosa alle radio…”. Ed è vero che le radio a Dublino possono decidere del destino di buona parte della scena locale.
La più amata dai musicisti indipendenti è senza dubbio Phantom FM. Una presenza, quella di Phantom, oggi chiaramente riconosciuta per qualità e rigore editoriale, ma originariamente nata come radio pirata nel ‘96. Una radio talmente amata da riuscire addirittura a mobilitare con grande successo i fan della cantautrice irlandese Nina Hynes, quando a causa di un costoso incidente di percorso nel 2007 chiese supporto attraverso la radio per riuscire a continuare il tour, come ci ha raccontato nella sua video intervista.
Dall’esordio sotterraneo, Phantom è arrivata a ricevere il prestigioso Digital Media Awards nel 2008, e vanta tra gli speaker alcuni tra i più amati e rispettati rappresentanti della critica musicale irlandese, come Jim Carrol, giornalista musicale dellíIrish Times e co-fondatore del sofisticato Choice Music Prize, e Michelle Doherty, ai più nota come il volto di Night Shift, uno degli storici programmi televisivi dedicati alla scena irlandese.
Uno dei nostri preferiti è stato l’appuntamento con “Access all Areas”, dove venivano svelati i restroscena su album ed artisti locali ed internazionali. Sinèad Nì Mhrdha ha condotto il programma fino al 2009, approdata alla radio dopo un passato da dj, e ora alle prese con radio FM104 nei panni di produttrice.
Un passaggio di partito che non ha convinto tutti, considerando il drastico cambio di bandiera da una linea editoriale indie-rock ad uno esplicitamente noto come ìgrandi successi.
Nel frattempo Phantom è cresciuta. Dalla presenza on air è diventata sempre più presente nella promozione della musica live, in particolare negli ultimi anni con una competitiva “battle of the bands”, dedicata alle band emergenti, pronte a conquistarsi il titolo di Next Big Thing con il meritato riconoscimento del pubblico presente in sala al Whelanís e, on air, degli ascoltatori del programma dedicato alla scena emergente I-Con. L’ultima serie, durata oltre sei mesi, ha visto vincitori gli Shouting at Planes, che beneficeranno di un massiccio supporto promozionale tra radio e produzione discografica, e persino la presenza assicurata nel venerdi degli emergenti in uno dei locali più popolari, l’Academy.
Non male, per l’ex radio pirata.
Dublino #9 (Aprile 2011)
Luisella Mazza & Rossella Bottone
www.onemoretune.ie
Anche ai fan storici di Dublino spesso il nome Iveagh Gardens non dice niente, specie se si parla di musica. In realtà non sono pochi i posti insospettabili dove si può assistere a ottimi concerti, e i parchi pubblici (tra cui appunto gli Iveagh Gardens) non fanno eccezione.
Tori Amos e Josh Ritter hanno suonato qui l’anno scorso, quest’ultimo con una performance così straordinaria da meritare la pubblicazione, prevista per metà Aprile, del doppio CD “Live at the Iveagh Gardens”.
La storia d’amore tra Josh Ritter e l’Irlanda in realtà nasce molto prima, come dimostra l’amicizia con Glen Hansard, leader dei Frames, che ospita Josh ad aprire il tour della band già nel 2002. Una collaborazione destinata ad espandersi nella scena irlandese, con il terzo album prodotto da Dave Odlum, ex-chitarrista dei Frames e co-produttore di Gemma Hayes, ed il supporto di Josh a Damien Rice nel tour di “O”.
Ma torniamo ai giorni nostri e ai palchi non sospetti. Da segnalare c’è sicuramente il Block T, un ex mercato all’ingrosso da poco convertito in una combinazione di laboratori e spazi espositivi permanenti. L’aspetto decadente, la posizione vagamente fuori mano - rispetto ai circuiti del divertimento dublinese ed una fauna variegata ricorda più Brooklyn di Dublino, ma se non ci si fa distrarre basta guardare agli eventi in programma e scopriamo che il Block T sta dando ai fan dublinesi dei generi più diversi un posto nuovo e sempre più necessario per ritrovarsi, con prezzi minimi e massima flessibilita (spesso i flyer delle serate invitano chiaramente chi vuole bere a BYOB, ossia a portarsi la propria birra).
Le serate del Block T hanno visto alternarsi in pochi mesi una line-up decisamente fuori dalla logica commerciale, con il post-punk di Somadrone seguito dai progressive Twinkranes, il pop degli Ambience Affair e la spoken word di Kate Tempest. Quest’ultima sembra aver scelto una sequenza di locali “fuori del gruppo” per la promozione irlandese, con lo show al Block T seguito da uno al Grand Social, reincarnazione dello storico discopub Pravda.
Un locale che avevamo lasciato in mano a teenagers più o meno pettinati si è trasformato in uno dei ritrovi musicalmente più promettenti, con una line-up variegata che passa per l’indie-pop di Laetita Sander (più nota per la partecipazione agli Stereolab) ed il sintentizzatore di David Kitt. Non c’è da stupirsi se il distributore automatico del locale non offre dentrifrici, ma un vasto assortimento di corde per chitarre.
Dublino #10 (Maggio 2011)
Rossella Bottone & Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Scocca quest’anno il venticinquennale della scomparsa di Phil Lynott, frontman e anima degli irlandesi Thin Lizzy. L’anniversario non poteva passare inosservato dalla nostra corrispondenza e quindi stavolta vi raccontiamo di come Dublino paga tributo alla sua prima rockstar di respiro internazionale, a quel ragazzo metà irlandese metà brasiliano che negli anni ’70 collezionò con la sua band due sold-out consecutivi al Wembley Stadium e molte altre soddisfazioni.
Due sono gli avvenimenti di spicco delle ultime settimane: la riedizione della biografia “My Boy”, scritta dalla madre Philomena Lynott, e l’allestimento dell’incredibile mostra di memorabilia sentimentalmente intitolata “Still in love with you: The Philip Lynott Exhibition” (philiplynottexhibition.com).
Di My Boy qui si è fatto un gran parlare, tanto che è uscito piazzandosi direttamente al secondo posto della classifica dei libri più venduti. Si tratta di una riedizione più approfondita della biografia del 1995 (già best seller all’epoca) che oggi rivela per la prima volta dettagli della famiglia di Phil che furono sconosciuti anche a lui, e cioè l’esistenza di un fratello e di una sorella, figli illegittimi che la madre diede in adozione appena nati. Philomena è certamente la protagonista del libro, più che suo figlio Philip, ma, che si tratti o meno di una biografia canonica, questa rilettura della loro vita merita comunque di essere conosciuta e compresa.
“Still in love with you: The Philip Lynott Exhibition” è una collezione di cimeli che non solo infonde ma essa stessa trasuda sincera ammirazione a ogni angolo. Alla sua apertura, la mostra doveva durare un mese, l’incredibile successo di affluenza (particolarmente delle scolaresche irlandesi) ha invece fatto cambiare i piani. Tanto di cappello a Hot Press, la rivista di musica che ha messo insieme un percorso tra pagelle scolastiche, dischi d’oro, foto di famiglia, prime bozze di comunicati stampa, corrispondenze personali, primi schizzi delle copertine di dischi poi entrati nella leggenda, e certificati di cresima.
Capace di far innamorare anche chi di Phil Lynott non ne sa granché.
Dublino #11 (Giugno 2011)
Rossella Bottone & Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Finalmente Giugno. Quale momento migliore per parlare di festival estivi? Qui in Irlanda c’è solo l’imbarazzo della scelta, eccovi i principali.
Il primo in calendario è il Forbidden Fruit (www.forbiddenfruit.ie), 3-4 Giugno, con Flaming Lips, Yo La Tengo, Wild Beasts, Aphex Twin, Battles, Caribou, tra gli altri. Uno dei pochi grandi eventi ad avere luogo in pieno centro cittadino, nel Royal Hospital Kilmainham di Dublino.
In alternativa, il 4 e il 5 Giugno vale senz’altro la pena spostarsi a sud-ovest per il Cork X Southwest (corkxsw.com). Echo & the Bunnymen e Patti Smith sono gli headliners di questo nuovo appuntamento che abbina musica e poesia.
Il week-end successivo (10-12 Giugno) nella contea di Sligo è la volta del Temple House Festival (templehouse.ie) con Lisa Hannigan, Ash, Stereo MCs e Whipping Boy. Dal 24 al 26 Giugno torna il Sea Sessions festival (seasessions.com): mare, gare di surf, BMX, skate e rollerblade a suon di Villagers, Bell X1, Ziggy Marley, Skatalites, The Go!Team, Ham Sandwich e molti altri, a Bundoran, Donegal.
Un week-end di pausa e poi (8-10 Luglio) è la volta del festival per eccellenza qui in Irlanda, l’Oxegen (oxegen.ie). “Best European festival” nel 2008, stavolta ospiterà Black Eyed Peas, Foo Fighters e Coldplay, seguiti da un centinaio di altri act. Accanto alla Silent Disco e all’ampio campionario di diversivi offerto dal festival, le novità di quest’anno sono l’esperienza disco e live in 3D offerta dal Nokia Stage, e la Oxegen Radio, la prima radio al mondo dedicata a un festival (o almeno, così la definisce DrinkAware.ie, che la sponsorizza).
Dal 29 al 31 Luglio va di scena l’IndiePendence (indiependencefestival.com) di Mitcheltown, Cork. Appena qualche anno fa era nato come una due giorni gratuita con gruppi locali, ora diventa un festival con tutti i crismi e una line-up che include Editors, Therapy?, Dan Le Sac vs Scroobies Pip e Gemma Hayes.
Più o meno contemporaneamente (31 Luglio-3 Agosto) al Castle Palooza (castlepalooza.com) Adebisi Shank e altre 49 band offriranno a un pubblico limitato di 3000 fortunati un set esplosivo ambientato nel Charleville Castle di Tullamore.
Chiude la stagione (2-4 Settembre) uno dei nostri preferiti, l’Electric Picnic (electricpicnic.ie). Quest’anno sfoggia Coldplay, Pj Harvey, Beirut, Interpol, Chemical Brothers e Arcade Fire.
Una dignitosissima offerta di musica e divertimento, varia e generosa nonostante la recessione. Right on, Ireland!
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Dublino #12 (Luglio 2011)
Rossella Bottone & Luisella Mazza
www.onemoretune.ie
Ci sono diverse cose che gli irlandesi fanno bene, in ambito musicale. Nelle corrispondenze degli ultimi dodici mesi abbiamo coperto svariati aspetti che in vario modo testimoniano l’unicità della scena musicale di Dublino, vuoi per la validità dei suoi esponenti, vuoi per l’abbondanza e la qualità di tutto quello che a loro gira intorno: radio, festival, etichette underground, concerti, locali. Stavolta segnaliamo un’ulteriore dote dalla quale avremmo molto da imparare: la capacità di esportare i propri talenti all’estero.
Seppur piccola, l’Irlanda è una nazione che fino a un paio di lustri fa poteva vantare diverse scene musicali (Dublino e Cork le maggiori), e tuttora c’è un certo orgoglio nel ricollegare le proprie origini artistiche ad una città piuttosto che un’altra. Di recente, però, si è gradualmente formata una scena irlandese che ha superato la frammentarietà e ha facilitato il posizionamento di molti artisti in contesti internazionali. Ed è interessante notare che la recente coesione, la collaborazione e l’esportazione sono state facilitate e concretamente supportate non dall’entusiasmo dei soliti indipendenti di buona volontà, bensì da organismi governativi.
Entità chiave in questo senso è l’Irish Arts Council, organismo che potrebbe corrispondere più o meno al nostro Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ma che davvero incide in modo propositivo sulle sorti di decine e decine di band. Come? Ad esempio, finanziando First Music Contact, un’agenzia di consulenza e informazione che aiuta le band ad affermarsi. Tra i vari servizi - tutti gratuiti - fornisce alle band accesso a un database di tutti i locali, etichette, agenzie PR, d’Irlanda. Tutti, ma proprio tutti, sono passati da FMC. Il personaggio cardine di FMC e, più in generale, di questa primavera della scena irlandese è una donna, Angela Dorgan. È lei il direttore artistico dell’Hard Working Class Heroes, il fiore all’occhiello di FMC, ossia lo showcase di 100 band emergenti in 6 locali nell’ambito di un week-end dove ogni anno esponenti di case discografiche vanno a scovare le prossime next big thing. La Dorgan è anche l’artefice di Music from Ireland, un’altra realtà finanziata dall’Arts Council che assicura la presenza di artisti irlandesi in festival e showcase internazionali come SXSW, Popkomm, CMJ, Midem, The Great Excape e Canadian Music Week.
Se vi chiedevate come mai sempre più artisti irlandesi suonano in America e in Europa, ora sapete che dietro non c’è solo la fortuna ma – soprattutto – un’ottima organizzazione.





